Palme in Malesia

Palme in Malesia

12/05/2016 L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale

Il 13 dicembre 2014 è entrato in vigore il nuovo regolamento europeo (N. 1169/2011) sull’etichettatura dei prodotti alimentari1. Nel nuovo regolamento, tra le altre cose, viene richiesto alle aziende produttrici di esplicitare il tipo di olio o di grasso usato: in precedenza era possibile indicare genericamente “oli vegetali” o “oli di origine vegetale”, ora vanno elencati tutti. Questo ha permesso al consumatore di vedere effettivamente in quali prodotti è presente l’olio di palma. In questi ultimi anni questo grasso ha avuto una cattiva pubblicità da molti soggetti diversi: medici, associazioni di consumatori e associazioni ambientaliste sono stati sempre tutti concordi nel dire che l’olio di palma è dannoso (chi è preoccupato per la salute, chi per l’ambiente).

È davvero così dannoso questo olio?

Davvero c’è bisogno di petizioni2 per chiederne il bando? Cerchiamo di capirci qualcosa.

Quanto danneggia l’ambiente?

Il punto di vista ambientale è quello per me più ostico, perché non è il mio campo di interesse abituale: se doveste trovare inesattezze o voleste aggiungere qualcosa vi prego di farlo nei commenti. Da come ho capito io, l’olio di palma è un grosso problema sia per l’ecosistema sia per le popolazioni che lo lavorano. C’è da dire che molto di quest’olio è usato anche come biocarburante, ma il discorso cambia poco: molte volte le terre per la coltivazione sono prese in maniera illegale3 e spesso la cosa sfocia in conflitti locali. Inoltre è documentato lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina nelle coltivazioni della Malesia, con ovvi problemi della sicurezza dei lavoratori4. Dal punto di vista ambientale, poi, l’impatto è molto forte riducendo l’habitat di gorilla e tigri5.

Ci sono progetti sulla sostenibilità dell’olio di palma?

Esiste, da questo punto di vista, un progetto di coltivazione sostenibile: il Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO), la tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile. Questa associazione è nata nel 2004 e si impegna a sviluppare coltivazioni sostenibili di palma, in modo che da una parte si possa rispettare l’ecosistema e dall’altra mantenere il commercio che è comunque importante per le popolazioni coinvolte.

Nutella e olio di palma, cosa ha fatto veramente la Ferrero?

La Nutella è uno dei prodotti che fa uso di olio di palma certificato RSPO6. Forse, dal punto di vista ambientale e sociale, la scelta migliore è quella di comprare prodotti che hanno questa certificazione, facendo in modo che sempre più aziende alimentari la cerchino.

Torniamo a guardare l’olio di Palma dal Punto di vista alimentare

Veniamo ora al punto di vista alimentare e della salute. Fa male l’olio di palma? Il discorso non può che partire con una regola, valida per qualunque cosa si mangi o si beva, acqua compresa: solo la dose fa il veleno. Come per qualunque cosa, anche mangiare troppo olio di palma fa male. Il problema è che è un ingrediente molto comune nei prodotti industriali: essendo praticamente insapore permette di addensare senza alterare il gusto del prodotto, è quindi prezioso per molte aziende alimentari. Inoltre è anche poco costoso, cosa che ne favorisce la diffusione.

La composizione dell’olio di palma è la seguente, per 100 g di prodotto7

  • Acido palmitico: 43,5 g
  • Acido oleico: 36,6 g
  • Acido linoleico: 9,1 g

La quasi totalità della composizione dell’olio di palma è data da acido palmitico e acido oleico. Il primo è un grasso saturo, normalmente associato — se in abbondanza nell’alimentazione — a problemi di vario tipo come obesità, diabete, malattie cardiovascolari. È lo stesso effetto che si ha mangiando troppo burro, troppa carne grassa, troppo strutto: i grassi saturi sono riconosciuti come un elemento generalmente dannoso della dieta.

Poi però abbiamo l’acido oleico (un grasso monoinsaturo) ovvero il componente principale dell’olio d’oliva. A quest’acido grasso sono stati associati numerosi effetti positivi sulla salute: migliora il colesterolo, abbassa i fattori di rischio cardiovascolari… è parte integrante della dieta mediterranea.

L’ultimo acido grasso citato è un grasso polinsaturo, normalmente associato a effetti positivi sulla salute (anche se non così marcati come l’acido oleico).

Conclusioni

Insomma, l’olio di palma non sembra essere composto da veleni, come invece sembra dire la pubblicità attuale. Certo, esistono scelte migliori, sicuramente è un olio con una qualità piuttosto bassa, ma non è così dannoso come invece sembra leggendo certi articoli. A sostegno di questa posizione c’è anche una recente ricerca pubblicata sul World Journal of Cardiology8.

Attenzione all’olio di Palmisto

Allora qual è il problema? Il fatto è che l’olio di palma non sempre è olio di palma: questo tipo di olio è infatti ricavato dalla polpa dei frutti della palma. Esiste invece un altro olio, chiamato olio di palmisto (in inglese palm kernel oil), che deriva dai semi della palma. La composizione di quest’ultimo è piuttosto differente da quella vista precedentemente, per 100 g di prodotto9

  • Acidi grassi saturi misti: 81,5 g
  • Acidi grassi monoinsaturi: 11,4 g

Quasi tutta la composizione di questo grasso è data da grassi saturi. Qualche tempo fa la trasmissione Report se la prese con i cornetti10, perché a detta loro contenevano questo olio di palmisto dannosissimo. Avevano ragione a farlo, è un pessimo ingrediente e, se è vero che è solo la dose a fare il veleno, è anche vero che superare la dose raccomandata di questo olio è molto facile, perché ne basta poco. Il problema della trasmissione fu che loro contestavano il fatto che quest’olio fosse usato al posto del burro, e da questo punto di vista il mio parere è che non cambia assolutamente nulla: entrambi sono un concentrato di grassi saturi, è quindi indifferente usare un “burro” derivato da vacca o un “burro” derivato da palma. Sono entrambi dannosi. Ora, anche leggendo il regolamento europeo per l’etichettatura non riesco a capire se le aziende alimentari siano obbligate a scrivere “palma” quando è olio di frutto di palma e “palmisto” quando invece è olio di semi di palma, perché tecnicamente sono entrambi olio di palma, della stessa, identica palma da cui si ricavano i frutti, la cui polpa va a fare un tipo d’olio e i semi un secondo tipo.

Come individuare l’olio di palmisto

Credo che il modo migliore, quindi, per distinguerli sia andare a vedere quanti grassi saturi ci sono nel prodotto. I grassi saturi, a temperatura ambiente sono più compatti e si solidificano, dunque l’olio di palmisto può essere usato per fare margarine non idrogenate. Quindi suggerisco sia di cercare negli ingredienti (olio di palma, palmisto, margarina…) sia di verificare se c’è un alto tasso di grassi saturi (se l’etichetta lo esplicita).

AGGIORNAMENTO DEL 12/05/2016

Il 3 maggio 2016 l’EFSA ha pubblicato un rapporto sui contaminanti da processo in oli vegetali e alimenti (versione integrale qui, pdf molto tecnico in inglese) riguardante la presenza di molecole potenzialmente dannose (cancerogene) nei vari oli utilizzati dall’industria per le varie preparazioni. Quando un grasso viene cotto infatti può produrre molecole che non sono presenti all’origine, e sono soprattutto queste a causare problemi di salute. In particolare, il rapporto dell’EFSA si concentra su alcuni derivati del glicerolo (2-monocloropropandiolo o 2-MCPD, 3-monocloropropandiolo o 3-MCPD e glicedil esteri degli acidi grassi o GE) che — è bene ribadirlo — sono presenti in quantità diverse in tutti gli oli esaminati, compreso l’olio d’oliva. Chiunque segua questo blog avrà capito da tempo che è solo la dose a fare il veleno, quindi la quantità è importante. Ebbene, l’EFSA ci dice che l’olio di palma è risultato l’olio con la concentrazione di gran lunga più alta di questi componenti dannosi dopo il processo di raffinazione. In particolare, i prodotti più a rischio di questa contaminazione sono latte in formula, grassi, oli vegetali e margarine, prodotti da forno e patatine.

Già, tra i prodotti più a rischio c’è anche il latte di formula. Questo crea un potenziale pericolo per i bambini che non possono essere allattati al seno, essendo il latte la loro unica fonte di sostentamento. L’EFSA ci dice che sia i più piccoli, sia i forti consumatori dei prodotti elencati, fanno parte della popolazione a rischio. Va detto che attualmente non c’è alcuna ricerca su esseri umani che correli il consumo di olio di palma e sviluppo di tumori, ma è plausibile che questo rapporto possa indurre i vari legislatori a imporre limiti ai produttori molto più stringenti di quanto lo siano ora.

Alla luce di quanto esposto dall’EFSA e in attesa di ulteriori studi, mi vedo costretto a cambiare opinione sull’olio di palma: se prima tendevo a sottolinearne la similitudine con il burro, ora chiedo a chi mi legge di fare più attenzione alle etichette soprattutto per il latte di formula e a limitare quanto più possibile i prodotti da forno industriali. Ribadisco: è solo la dose a fare il veleno, limitare non vuol dire eliminare totalmente, ma i bambini sono molto più sensibili e un consumo frequente di prodotti da forno ora sappiamo che può fare più male di quanto creduto finora.

Bibliografia

  1. REGOLAMENTO (UE) N. 1169/2011 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 25 ottobre 2011. Available at: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:304:0018:0063:IT:PDF. Accessed July 11, 2015.
  2. Petizione · Stop all’invasione dell’olio di palma · Change.org. Available at: https://www.change.org/p/stop-all-invasione-dell-olio-di-palma. Accessed July 11, 2015.
  3. “Losing Ground” – report on indigenous communities and oil palm development from LifeMosaic, Sawit Watch and Friends of the Earth | Forest Peoples Programme. Available at: http://www.forestpeoples.org/topics/palm-oil-rspo/publication/2012/losing-ground-report-indigenous-communities-and-oil-palm-devel. Accessed July 11, 2015.
  4. “Indonesian migrant workers: with particular reference in the oil palm plantation industries in Sabah, Malaysia” [Dr. Riwanto Tirtrosudarmo] | biomasssociety.org. Available at: http://biomasssociety.org/en/2012/05/indonesian-migrant-workers-with-particular-reference-in-the-oil-palm-plantation-industries-in-sabah-malaysia%E3%80%80dr-riwanto-tirtrosudarmo/. Accessed July 11, 2015.
  5. CRUEL OIL How Palm Oil Harms Health, Rainforest & Wildlife. Available at: http://www.cspinet.org/palm/PalmOilReport.pdf. Accessed July 11, 2015.
  6. Olio di Palma – NUTELLA® Ferrero. Available at: http://www.fattaconamore.nutella.it/ingredienti-olio-di-palma.php#le-zone-d-origine. Accessed July 12, 2015.
  7. Nutrition Facts and Analysis for Oil, vegetable, palm. Available at: http://nutritiondata.self.com/facts/fats-and-oils/510/2. Accessed July 11, 2015.
  8. Odia OJ, Ofori S, Maduka O. Palm oil and the heart: A review. World J Cardiol. 2015;7(3):144–9. doi:10.4330/wjc.v7.i3.144.
  9. Nutrition Facts and Analysis for Vegetable oil, palm kernel. Available at: http://nutritiondata.self.com/facts/fats-and-oils/575/2. Accessed July 12, 2015.
  10. Report “uccide” anche i cornetti | Giornalettismo. Available at: http://www.giornalettismo.com/archives/1824577/report-cornetti/. Accessed July 11, 2015.

Fonte immagine:
https://en.wikipedia.org